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Missione Artemis II, anche l’Hi-tech del Veneto in viaggio verso la Luna

C’è anche tecnologia veneta nella missione spaziale verso l’orbita lunare. I test Novaeka e i riscaldatori Irca tra le soluzioni scelte per la capsula Orion

C’è anche un pezzo di Veneto nel ritorno dell’uomo verso la Luna. E non è solo una suggestione romantica, ma una presenza concreta, frutto dell’ingegneria sviluppata a Padova in Novaeka. E dell’esperienza accumulata a Vittorio Veneto, in Zoppas Industries, sui riscaldatori flessibili, entrati in più componenti critici del modulo.

Così nella notte tra l’1 e il 2 aprile, mentre i motori della Nasa hanno squarciato il cielo della Florida portando in orbita la missione Artemis II, a bordo della capsula Orion viaggiava anche il lavoro di un’azienda padovana: Novaeka. La giovane azienda, guidata dal 2020 dal trevigiano Marino Moro, ha eseguito il collaudo del sistema di raffreddamento di una parte elettrica della capsula Orion. Elemento invisibile agli occhi, ma fondamentale nello spazio, dove le temperature possono diventare estreme. Si tratta del primo prodotto di volo dell’azienda, dopo anni di lavoro nei sistemi di test per motori a razzo. Debutto altamente simbolico: contribuire alla prima missione con equipaggio verso l’orbita lunare dopo oltre mezzo secolo, dall’epoca di Apollo 17.

Il decollo dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral è stato spettacolare. A bordo quattro astronauti: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen. Non sbarcheranno sulla Luna, ma si spingeranno più lontano di quanto fatto negli ultimi cinquant’anni. Testeranno ogni sistema della capsula, in vista del primo allunaggio con equipaggio previsto nel 2028. In quelle ore decisive sarà operativo anche il sistema testato a Padova. «Io e il mio team siamo stati collegati tutta la notte al sito della Nasa – spiega l’ad di Novaeka Marino Moro -. Finora non ci sono stati imprevisti: si è accesa solo la spia del wc, ma il problema è stato subito risolto».

Tornando al lavoro di collaudo del team padovano, ha previsto oltre una ventina di prove, per garantire la sicurezza del sistema e degli astronauti durante la permanenza in orbita lunare. A guidare il gruppo di 12 ingegneri e fisici dell’azienda padovana, età media 30 anni, sono soprattutto passione e visione. Fondata nel 2017 da quattro giovani imprenditori cresciuti nell’incubatore M31, oggi l’azienda è specializzata nello studio dei sistemi fluidici complessi, cioè il comportamento dei flussi che regolano la spinta dei razzi.

Novaeka aveva già partecipato alla missione Nasa Artemis I, contribuendo alla gestione delle sostanze liquide e gassose. In pochi anni il team è cresciuto rapidamente. Il più grande impianto europeo di prova per motori a razzo è stato progettato proprio da Novaeka. I numeri confermano la crescita: in otto anni il fatturato è raddoppiato, superando i 2,5 milioni di euro 2024, con un utile netto triplicato. L’azienda, sede a Padova, attiva in Europa, lo scorso agosto ha aperto un ufficio a Houston, in Texas, per proporre ai clienti basi di test modulari per motori e sottosistemi, consentendo alle aziende di costruire in autonomia le proprie infrastrutture di prova. Un’espansione finanziata con risorse proprie.

Passi avanti che si aggiungono all’esperienza maturata in Irca, parte di Zoppas Industries, sui riscaldatori termici, dal 1992 fornitore qualificato dell’Agenzia spaziale europea.Il modulo di servizio che alimenta e sostiene la capsula Orionè stata progettata da Airbus con Thales Alenia Space. E tra le aziende italiane entrate nella filiera della missione Artemis c’è anche Irca, con i riscaldatori integrati nel sistema di propulsione, di controllo termico e nei radiatori.La collaborazionecon la missione della Nasa, sottolinea il presidente, Gianfranco Zoppas, «conferma l’affidabilità della nostra tecnologia in sistemi ingegneristici complessi e nelle condizioni estreme dello spazio. Essere a bordo di Artemis 2 – conclude – è la dimostrazione più alta di ciò che la tecnologia italiana può offrire all’esplorazione spaziale mondiale».

 

di Roberta Merlin, Corriere del Veneto 

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